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storia

STORIA

Il più antico insediamento di Stromboli risale all'epoca neolitica. Il sito di San Vincenzo è stato scoperto e scavato una prima volta nel 1980. Il villaggio sorgeva nella parte nordorientale dell'isola alle pendici del vulcano su un ampio pianoro, ed era contrassegnato da grandi capanne ovali o rotonde in pietra lavica. Per trovare testimonianze sulla protostoria di Stromboli dobbiamo rifarci a Diodoro Siculo ed alle leggende che raccontano di Liparo e di Eolo: le isole di Eolo (così si racconta) erano anticamente deserte, ma che poi Liparo venuto in discordia con i fratelli e disponendo di lunghe navi e di soldati, fuggi dall'Ausonia verso l'isola che da lui prese il nome e che in essa avrebbe fondato la città dallo stesso nome e avrebbe coltivato le altre isole. Durante il regno di Lipari giunge nelle isole Eolo che sposa la figlia di Liparo e riceve dal suocero la signoria su Stromboli. Nel 580 a.C. le isole Eolie vengono ricolonizzate dai Cnidi, di origine spartana, che utilizzeranno le isole di Salina, Stromboli e Vulcano come insediamenti agricoli ma senza popolazione stabile per la preoccupazione di attacchi da parte degli etruschi almeno sino al 450 a.C. Nei secoli successivi e sino alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente Stromboli era probabilmente abitata. Con le invasioni barbariche e le incursioni dei vandali dal nord Africa tutte le isole meno Lipari vengono abbandonate sino al XVI secolo. Le prime notizie relative a Stromboli si trovano a seguito degli avvenimenti svoltisi nella seconda metà del secolo XVII. Il Campis in proposito c'informa che verso la metà del luglio 1689 il guardiano di Stromboli segnalò che ivi erano fermi una galeotta e un brigantino di corsari e che i Liparoti attaccarono i nemici riuscendo a catturare entrambe le navi. Ulteriori accenni ci dà il Campis raccontando hce l'isola era utilizzata dai pirati nordafricani per aggredire il naviglio cristiano in transito. I primi accenni alla popolazione isolana li troviamo nel corso del 1773, nelle parole del viaggiatore Joseph-Hermann Riedesel: gli abitanti industriosi e buoni navigatori. La descrizione più ampia nel periodo è quella del conte Friedrich Leopold Stolberg che visita l'isola il 18 luglio del 1792: Nel vederci, alcuni degli abitanti si avvicinarono armati e ci chiesero di vedere i nostri passaporti e i certificati di salute, che sono chiamati prattica. […]. Ci consentirono, tuttavia, di scalare la montagna e visitare il cratere. Malgrado l'aspetto che aveva un che di selvaggio e ferocia, quei pochi isolani erano socievoli. Comprammo da loro del buon vino moscato, e un tipo di vino rosso che era cosi spiritato che il sapore del lacryma del Vesuvio e Posillipo a paragone sembrava insipido. Nel corso dell'Ottocento sono decine i viaggiatori e gli scienziati che visitano l'isola di Stromboli per osservare da vicino il celebre vulcano e raccontato di una popolazione molto attiva, dedita alla coltivazione della passolina e della malvasia ed ai traffici marittimi. L'isola diventa, già nell'Ottocento, un luogo dove ambientare racconti romantici o di fantascienza e storie misteriose. Nel corso del Novecento due violente eruzioni del vulcano (1919 e 1930) provocano la totale distruzione dei vigneti e costringono la gran parte della popolazione ad. Per quasi un ventennio l'isola soffre un profondo stato di abbandono, sino a quando nel 1949 inizieranno le riprese del film Stromboli terra di diodel regista Roberto Rossellini con la celebre Ingrid Bergman. La loro storia d'amore e la rivalità con Anna Magnani impiegata nella vicina Vulcano nelle riprese del film omonimo faranno scoprire le Eolie come mete turistiche internazionali. Una storia che prosegue ancora oggi. Testi a cura di Giuseppe La Greca

natura

NATURA

Estremo lembo nord-orientale dell'Arcipelago Eoliano, Stromboli è la parte emersa di un vasto apparato vulcanico che da –2000 m si eleva fino alla cima dei Vancori (924 m s.l.m.). L'isola si è formata a partire da 100.000 anni fa, mentre il vicino isolotto di Strombolicchio, che rappresenta ciò che resta di un edificio vulcanico in gran parte demolito dall'erosione, ha un'età stimata in circa 200.000 anni. Da migliaia di anni, l'attività del vulcano consiste in una ritmica successione di esplosioni a bassa energia, con lancio di lapilli e brandelli di lava che dai crateri sommitali si riversano nella Sciara del Fuoco. Stromboli riveste notevole importanza anche sotto il profilo della biodiversità. Qui vive l'ultima grande popolazione di citiso delle Eolie (Cytisus aeolicus), un piccolo albero appartenente alla famiglia delle Leguminose, ormai scomparso o sull'orlo dell'estinzione nelle altre isole dell'arcipelago. A Strombolicchio, invece, si trova la granata rupicola (Eokochia saxicola), una pianta per certi versi misteriosa, annoverata tra le più rare e minacciate della flora europea. L'isolotto ospita ancora la lucertola delle Eolie (Podarcis raffoneae), l'unico Rettile endemico dell'arcipelago, oggi presente in tre sole località e con una popolazione globale stimata in meno di mille individui; la sua sopravvivenza è legata al mantenimento dei fragili equilibri che regolano il piccolo ecosistema di Strombolicchio, la cui minima alterazione potrebbe determinare conseguenze drammatiche per il futuro della specie. Può sembrare un paradosso, ma è proprio l'uomo l'altro grande protagonista della storia naturale di Stromboli e del suo isolotto satellite, sia come causa diretta o indiretta della perdita di biodiversità, sia come scultore del paesaggio vegetale e del patrimonio ambientale. Nel corso degli ultimi 3.500 anni, infatti, la presenza antropica ha determinato sostanziali cambiamenti nell'originaria struttura e composizione della flora, della vegetazione e della fauna: ciò si è verificato dapprima attraverso lungo un processo di domesticazione del territorio, rendendolo adatto allo sfruttamento agricolo, e in seguito con l'abbandono delle colture. I canneti che occupano la fascia basale dello Stromboli e che si spingono fino a 400-500 m di quota si sono infatti diffusi a partire dall'eruzione del 1930, quando anche gli ultimi vigneti vennero abbandonati e una larga parte della comunità lasciò l'isola alla volta delle Americhe e, soprattutto, dell'Australia; la canna d'Egitto (Saccharum spontaneum ssp. aegyptiacum), come suggerisce il nome, era stata introdotta per creare barriere frangivento e delimitare i poderi. Insieme ai canneti, anche la macchia a cisto ed erica, le formazioni a euforbia arborescente, i piccoli nuclei di leccio (Quercus ilex) che crescono alle spalle dell'abitato, rappresentano altrettante tappe di un graduale processo di espansione della vegetazione spontanea negli antichi coltivi. Pur non vantando una fauna terrestre particolarmente ricca, Stromboli è interessata dal transito di numerose specie di Uccelli durante le migrazioni; anche per tale motivo, l'isola è stata interamente designata come Sito Natura 2000 e vi è stata istituita una Riserva naturale orientata, mentre Strombolicchio è tutelata come Riserva naturale integrale. La sfida verso un futuro sostenibile deve tenere conto della conservazione e della salvaguardia delle risorse naturali, che sono il bene primario di un'isola Patrimonio dell'Umanità. Testi a cura di www.nesos.org

cose da fare

COSE DA FARE

Per gli appassionati di trekking l'isola è un vero parco divertimenti. Numerosi sentieri si snodano lungo le pendici del vulcano offrendo percorsi per tutti i gusti ed i gradi di difficoltà.

Una bellissima passeggiata alla portata di tutti è quella che dalla Sirenetta raggiunge l'osservatorio: L'"osservatorio" di Punta Labronzo si raggiunge lungo un comodo sentiero che conduce in direzione della Sciara del Fuoco; questa è una sorta di "corsia preferenziale" dove materiale piroclastico prodotto dalle esplosioni dello Stromboli precipita per centinaia di metri, un ripido pendio simile a un deserto di sabbia e roccia nera, che scende verso il mare e che prosegue sotto il livello marino fino ad oltre duemila metri di profondità. Sul bordo, lungo un confine che sembra voler separare nettamente la terra dal fuoco, crescono abbondanti ginestre, euforbie e fiordalisi, mentre nelle balze sottostanti nidificano i gabbiani. Il sentiero in pietra procede oltre il vecchio edificio, che oggi ospita un ritrovo dove puoi sostare per godere dal basso delle esplosioni del vulcano, e risale con una serie di tornanti lungo il fianco settentrionale della Sciara; un tempo era l'unica strada di accesso ai crateri, prima di essere sostituita – ormai alcuni anni fa – dal nuovo percorso che ha inizio alle spalle della chiesa di San Vincenzo, nel cuore dell'abitato.

Una escursione più impegnativa, ma altrettanto affascinante è quella lungo il sentiero "naturalistico-paesistico", realizzato dall'Azienda Forestale che gestisce la riserva naturale di Stromboli e che si imbocca risalendo via Soldato Natoli (a sinistra della chiesa di San Vincenzo); lasciandosi alle spalle le ultime abitazioni, ci si trova immersi nella macchia mediterranea, a tratti interrotta da boschetti di leccio e dai canneti che hanno lentamente conquistato gli antichi coltivi. Dopo alcuni tornanti, si costeggia il piccolo cimitero in uso durante i primi del Novecento, dove alcune tombe sono ancora decorate da piastrelle di maiolica. Più in alto, si incontra il bivio con la deviazione verso la sommità e i crateri (a sinistra): proseguendo lungo il percorso, si attraversa invece il versante settentrionale dell'isola mantenendosi entro i 300 m di quota, fino ad affacciarsi sulla profonda incisione di Vallonazzo, dove nel corso delle eruzioni che di rado hanno coinvolto questa parte dello Stromboli si riversavano le nubi ardenti, temute masse di gas e di materiale piroclastico che scendevano rapidamente a valle con un potenziale di impatto impressionante. Superando la stretta valle, il percorso continua attraversando folti canneti fino alla Sciara del Fuoco: da qui si può scendere in direzione dell'osservatorio e completare l'anello ritornando verso il paese.

L'escursione sulla vetta dello Stromboli è una delle tappe irrinunciabili di un soggiorno sull'isola. Naturalmente, necessita di un minimo di attrezzatura e di una forma fisica adeguata – si tratta di almeno 800 m di dislivello – ma la fatica verrà ampiamente ripagata dallo straordinario spettacolo delle esplosioni, cui si assiste dal rilievo che sovrasta i crateri, posti sul margine sommitale della Sciara del Fuoco. Nel primo tratto, il percorso attraversa i canneti che occupano i vigneti abbandonati dopo l'eruzione del 1930; ci si ritrova poi nel mezzo di un ambiente brullo, dove si alternano cumuli di sabbia e di detriti vulcanici e affioramenti rocciosi, interrotto di tanto in tanto dalle "isole" di vegetazione formate attorno ai fichi prostrati e agli splendidi alberelli di citiso delle Eolie; infine, la parte sommitale assume i connotati di un paesaggio lunare, apparentemente privo di vita, dove si percepisce la straordinaria solitudine di trovarsi al cospetto delle forze più brute e incontrollabili della natura: qui, da oltre 5.000 anni, il vulcano si manifesta con piccole e frequenti esplosioni, che di notte assumono particolare suggestione, alternandole talvolta con periodi di attività "anomala", come la spettacolare colata lavica che si è riversata sulla Sciara nell'estate del 2014. Il rientro in paese prevede una divertente corsa sui "sabbioni" che ricoprono interamente la valle di Rina Grande.
Ricorda che per l'escursione ai crateri è obbligatorio essere accompagnati da una guida vulcanologica. Rivolgiti alla nostra reception per prenotare il tuo trekking!

Per i più pigri o i più romantici il vulcano può offrire forti emozioni anche se osservato dal mare. Prenota la tua escursione in barca al tramonto o con giro dell'isola e sosta a Ginostra, frazione isolata dell'isola di Stromboli raggiungibile solo via mare, famosa per avere il porto più piccolo del mondo.

Se sei un amante delle profondità del mare non esitare a prenotare la tua immersione presso il nostro Diving Club!

E non lasciarti sfuggire l'occasione di visitare anche le altre isole Eolie! Penseremo noi a darti tutti i consigli e le informazioni di cui avrai bisogno!